31.03.2022 / news

Conferenza 2022: Gesù è al centro. Ha sofferto per noi e ci aiuta nella nostra sofferenza.

Sabato 26 marzo 2022, più di 100 di voi hanno accettato il nostro invito a partecipare alla conferenza di Porte Aperte. Vi ringraziamo di cuore per la vostra presenza e il vostro sostegno! Non l'hai fatto? Ecco alcuni dei momenti più rilevanti che abbiamo vissuto insieme al nostro speaker Motjaba.

Dalla sofferenza alla conversione: Motjaba testimonia.

All'età di 10 anni, Motjaba odia la sua vita, la sua famiglia soffre le conseguenze della rivoluzione in Iran, suo padre perde finisce in banca rotta e suo fratello sprofonda nella violenza, droga e depressione. Nel corso degli anni, la sua rabbia contro Dio e la disperazione crebbero in lui. Testimonia: "A 18 anni non sopportavo più la mia vita, mi sentivo perso. Ma una notte parlò ad Allah dal profondo del suo cuore spezzato: "Allah non so chi sei, presumo che tu sia il creatore del cielo e della terra, non so nulla della tua religione ma sono disperato, ho bisogno che tu mi faccia uscire da questa situazione”.  

Qualche tempo dopo, suo fratello si converte e la sua trasformazione ha un impatto su Mojtaba il quale in seguito dà la sua vita a Gesù. “Mi sentivo come se avessi conosciuto Gesù da tutta la vita, mi sentivo al sicuro ed in pace. Da quel giorno ero un uomo diverso”. 

Motjaba ci dice che la sua storia e quella di centinaia di altri iraniani che vengono raggiunti dal Signore e salvati dalla loro disperazione, è esattamente come faceva Gesù 2000 anni fa per le strade di Israele. 

Dalla conversione alla prigione: la persecuzione in Iran 

Motjaba e la sua famiglia erano all'oscuro della persecuzione. Una mattina, mentre metà della famiglia dormiva ancora, sono arrivate le autorità locali che distrussero tutto ciò che evocava al cristianesimo, li ammanettarono, li bendarono e li portarono via. 22 giorni dopo Motjaba fu rilasciato e minacciato che se non avesse rinunciato alla sua fede sarebbe tornato in prigione. Egli testimonia: "Gesù era tutto per noi, ci consideravamo come dei sopravvissuti. Rafforzati dallo Spirito Santo, abbiamo deliberatamente scelto di continuare”. 

Motjaba e altri cristiani furono arrestati alcuni anni dopo mentre si riunivano nella loro chiesa domestica. È stato imprigionato per tre anni in condizioni disumane. Un giorno fu sopraffatto dalla sofferenza come mai prima, la preghiera che innalzo in quella occasione la porta ancora con se oggi: "Gesù, questo dolore e questa sofferenza che sto vivendo qui in prigione non è paragonata a quella che avevo prima che tu entrassi nella mia vita. La mia sofferenza passata mi ha portato solo all'oscurità. Preferisco questo dolore ad un futuro senza di te”. Motjaba sceglie la persecuzione piuttosto che abbandonare la sua fede.  

Dalla prigione all'esilio: Dio al centro 

In una seconda testimonianza Motjaba racconta la sua vita come rifugiato in Turchia, ed incoraggia i presenti a concentrarsi su Dio in tutte le circostanze della nostra vita. spiega: "Dopo la prigione dovevo continuamente focalizzarmi sulla chiamata di Dio, se avessi cercato di vivere secondo la mia volontà tutto sarebbe crollato”. Condivide le difficoltà della vita in esilio, la ricostruzione dopo la prigione e l'importanza di tornare ad una delle preghiere fondamentali che fece Gesù "non quello che voglio io ma quello che vuoi tu". Motjaba condivide "che tu viva una vita di dolore o una vita nell’abbondanza, appena diventi tu il centro del tuo universo tutto perde di significato. È stato quando ero prigioniero che ho visto prigionieri venire a cristo. È stato quando ho vissuto tra i rifugiati che ho potuto condividere il vangelo con loro". 

Dalla sua testimonianza alla nostra realtà: una fede in comune 

Motjaba ci ricorda inoltre come il mondo può farci perdere l’obiettivo, come le nostre emozioni possono altalenarsi, come possiamo avere dei dubbi riguardo nostra fede o vivere momenti di sofferenza, e ci racconta come ha superato le sue prove; ammettendo la sua debolezza, rivolgendo il suo sguardo verso Dio, ancorando la sua speranza nell'eternità promessa da Cristo. 

Motjaba conclude con l'importanza di sostenere la chiesa perseguitata:
"Non stiamo parlando di persone ignote che vivono lontano, stiamo parlando del corpo di Cristo e questo riguarda tutti. I nostri fratelli perseguitati sono in prima linea, ma tutti noi abbiamo la responsabilità di custodire, proteggere e proclamare il messaggio del vangelo”.
Ha incoraggiato i partecipanti a non sentirsi troppo piccoli di fronte alla persecuzione e ha aggiunto:
"Dobbiamo ricordare che il più debole barlume di luce in noi ha il potere di distruggere le tenebre perché è Dio, il quale è dietro di esso".